Pendant – Make Me Know You Sweet (West Mineral, 2018)

L’elettronica si trasforma sempre più spesso in ambient. Ed è facile pensare che ciò derivi dal primato della volontà di astrazione e dalla moda. O da un senso diffuso di arrendevolezza che riguarda inconsciamente l’umanità. Ma, nonostante l’inflazione poetica di modi ed effetti di produzione, la liturgia contemplativa della musica ambientale può avere ancora un senso e una dignità creativa, specie se le ragioni che portano un producer elettronico ad accottarsi all’ambient  non dipendono da sindromi psichiatriche od opportunismi fin troppo dichiarati. A parte le solite scemenze romantiche, tipo il bisogno di trascendenza, di nuovi spazi espressivi privi di limiti e vincoli ordinati e il rifiuto di forme opprimenti, diciamo che l’ambient contemporaneo può continuare a sopravvivere perché sa esplicarsi oltre la quiete e la semplificazione. Gli sperimentatori che insistono su questo linguaggio, infatti, hanno a che fare soprattutto con paesaggi disturbati e spaventosi, dove la contemplazione è critica o totalmente negativa. Trattano ancora la spiritualità, ma focalizzandosi sull’inconscio, sui tormenti e i misteri che rendono il mondo e la vita qualcosa di pericoloso.

Il producer americano Huerco S., ora attivo con il moniker Pedant, viene dalla techno e dall’esercizio lo-fi house. Ha già frequentato la scena minimale e ambient, ma con questo nuovo album porta a massima realizzazione la sua idea di caos statico. Il ritmo è ancora presente, ma sommerso, scomposto e separato con pause oltremisura. Non c’è un solo centro di gravità. I suoni e i feedback seguono diserezioni e assi di rivoluzione plurali, collegandosi all’ideale rappresentativo che pone l’ansia e l’incomprensione come chiavi prospettiche fondamentali per raccontare la contemporaneità.

Chiamiamola allora elettronica impressionistica: racconto interiore della realtà fuggente; pensiero che cerca inutilmente di imporsi sulla materia e sullo spirito; astrazione che ricade a ogni passo nel concreto. Con gli undici minuti di minimalismo nostalgico e depresso di “VVQ-SSJ” il rumore diventa forma pura in movimento apparente: il beat, la dinamica, la struttura esistono come effetto latente. “IBX-BZC” è nebuloso contrasto eterno, polvere tecnologica su polvere morale, loop-non-loop eterni e allucinanti. Con “KVL-LWQ” le ombre diventano così fitte da produrre illusioni di luce, come in una tempesta oceanica o in un buco nero. Il niente che rimbomba e si sforza d’apparire un tutto.

Ovviamente il discorso è innanzitutto esoterico. Quest’ambient decomposto potrebbe nascondere in sé parecchie verità spirituali e concettuali. Ma valle a trovare…

[sette]

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